Si, sento di essere cresciuto come scrittore ma credo anche come uomo. Credo che i due romanzi si somiglino nello stile della scrittura (breve, scorrevole a tratti ironica e sarcastica) ma raccontano due mondi diversi: in “Scimmie” l’educazione criminale di tre adolescenti di periferia che cercano di “scimmiottare” i grandi, al contrario in Andrea racconto una storia di amore e odio di una donna che non ha voglia di crescere, vuole restare una ragazzina e scappare dai problemi quotidiani.
“Andrea torna a settembre” è ambientato nel “Villaggio Coppola”che si trova nella” terra dei fuochi”, un tuo luogo di impegno civile. Perché dopo Napoli hai deciso di raccontare CastelVolturno in Campania e la Sicilia di Pozzallo ?
Avevo voglia di raccontare storie di luoghi spesso trascurati o, peggio ancora, raccontati male, raccontati da un solo punto di vista. La Terra dei fuochi è anche una Campania Felix dove esistono comunità che stanno costruendo bellezze. In Andrea è questo che ho scelto di raccontare: quelle bellezze che spesso si fa finta di non vedere.
Come in “Scimmie” i tuoi personaggi vivono e crescono come gruppo. Andrea , la tua protagonista, viene raccontata con Ugo, Mariolino, Assuntina, Maria e tante altre figure significative positive e negative. Perché ami questo modo di raccontare ? Cosa rappresenta e significa ciascuno di questi personaggi nel romanzo? Quali aspetti di te ciascuno di essi racconta ?
Sono del parere che il protagonista di un romanzo per renderlo tale c’è bisogno che attorno al suo mondo, al suo vissuto, ci siano altri protagonisti che l’accompagnano lungo tutto il percorso della storia. Questi sono per Andrea Mariolino (il ragazzo timido) Ugo (il pugile di colore arrabbiato con se stesso e con il mondo) Assuntina( la ragazzina che nessuno vuole come amica e come fidanzata) Maria (la piccola e fragile dal cuore tenero e dal sorriso incantevole). Questi ragazzi, assieme ad Andrea rappresentano una generazione troppo spesso trascurata, lasciata sola davanti alle mille difficoltà quotidiane. Una generazione che spesso quando cade fa fatica a rialzarsi, fa fatica a ripartire da zero.
Andrea chi è? Quanto in Andrea c’è di Alessandro Gallo, ragazzo di quindici anni che scopre il padre legato alla camorra e Gallo attore, scrittore, educatore di oggi ?
In Andrea, al contrario di Scimmie, non c’è nulla di autobiografico. Andrea vuole rappresentare la fragilità femminile davanti ad un mondo dove il maschio sembra vincere sempre su tutto, ma non sarà così per questo romanzo.
Andrea decide di crescere quando abbandona il suo terrazzo da dove affermava sugli abitanti del villaggio Coppola “ li spio di notte e li servo di giorno” e accetta il consiglio di Raffaele “ Vivi bene Andrea, un passo alla volta, lavora per un presente diverso e vedrai che ti sentirai meglio..”. Alle migliaia di giovani che incontri nelle scuole con i tuoi libri e i tuoi spettacoli, se ho capito bene, è proprio questo che vuoi raccomandare..?
Assolutamente si.
Il tuo romanzo è attraversato dal contrasto tra bellezza e schifo, verità e menzogna,realtà e finzione. Andrea grida ai suoi amici impegnati “ Scappo dalla vostra insopportabile voglia di vedere sempre il bello in questo schifo”. E in effetti nel romanzo non ti fai mancare niente, camorra, droga,usura , tratta degli immigrati, combattimenti clandestini che possono portare alla morte, stupro quotidiano di una giovane vittima, soprattutto un ambiente inquinato, malato, la sporcizia, il sudore. E quindi possibile trovare e vivere la bellezza, il sorriso, i colori anche nel villaggio Coppola e a Pozzallo?
Certo. Siamo ormai abituati a credere che la bellezza sia solo una questione di forma ma non è così. Castel Volturno, come Pozzallo e come qualsiasi altro luogo di una provincia sperduta di questo paese nasconde bellezze rare, sta a noi, sensibili narratori, scovarle e raccontarle.
Le famiglie che racconti sono famiglie in crisi e dedichi il tuo libro a Francesco e Raffaella, i tuoi figli se non sbaglio, che chiami “gioie mie”.. E allora ?
Raffaella è mia moglie e Francesco (un anno e mezzo) è mio figlio. Ho dedicato questo romanzo a loro perché per me questo romanzo rappresenta l’inizio di un percorso nel raccontare storie che nessuno vuole raccontare e ho bisogno di averli sempre al mio fianco. Posso rinunciare a tutto ma non al loro amore.
Il tuo romanzo mi ha emozionato e coinvolto. Lo porti nelle scuole, come ho visto su Youtube ,con grande successo. Anche tu come Andrea con la tua vita vuoi dirci “ Questo Villaggio bisogna viverlo faccia a terra, strofinare le mani e il viso sull’asfalto…..?
Da qui bisogna partire: dai ragazzi. Ogni altro tentativo di divulgazione della scrittura e della lettura sembra sia inutile per me.
Hai raccontato che riesci a scrivere solo della realtà che vivi. Perchè ci racconti le persone di Castelvolturno che hai conosciuto in “Andrea torna a settembre”, come Salvatore, Marcello che ha fatto la copertina del libro, il barista, il bidello…..?
Ho pensato che sia giusto e più utile far sì che tutte le storie e i personaggi positivi del romanzo fossero veri e far sì che la realtà possa superare la finzione.
Raccontaci come scrivi. Sei metodico, rileggi, correggi, hai un tuo primo lettore di cui ti fidi?
Amo scrivere la mattina presto o a notte inoltrata. Ho bisogno di silenzio. Quando scrivo non amo rileggere subito ma far passare del tempo, allontanarmi un attimo dalla storia e rientrarci di nuovo a mente lucida.
Ed infine la tua scrittura spezzata, rotta, nervosa, fulminante e i titoli dei tuoi capitoli, come nascono, quali sono i tuoi punti di riferimento letterari.
Non ho riferimenti letterari ma amo pensare ai miei racconti, ai miei romanzi, come dei copioni. E’ il teatro il mio luogo dal quale partire per raccontare storie, in particolare la narrazione, la scrittura orale: ascoltare, narrarle e poi trascriverle. Non mi sento uno scrittore, ma un narratore.
Intervista a cura di Mario Coviello