Cosa ne sarebbe dell’uomo se non fosse libero? A questa domanda, per paura della risposta, a volte si fa orecchie da mercante, si lascia la risposta magari alla fantascienza senza rendersi conto che la fantascienza ormai è già per molti aspetti realtà. Scienze cognitive, neuroscienze che studiano il cervello, e intelligenza artificiale sono più che mai attive e presenti nel nostro mondo. Non solo,
essi contribuiscono a modificare il nostro modo di percepire ed operare, ormai con gli strumenti della ricerca scientifica si occupano di questioni estetiche, giuridiche, economiche e politiche che in
passato erano solo campo della filosofia. Infatti chi potrebbe mai negare l’esperienza soggettiva di prendere una decisione, di scegliere quale vestito indossare, cosa mangiare, che farne della propria esistenza? Chi mai potrebbe negare l’esistenza del libero arbitrio? Eppure, scrive Giuseppe Trautteur nel suo libro “Il Prigioniero libero”, uscito per Adelphi (2021) «allungare una mano per prendere un bicchiere d’acqua potrebbe coinvolgere l’intero Universo».
Scegliamo e decidiamo o siamo scelti e decisi? E questo cosa significa in termini scientifici o filosofici e quali le conseguenze pratiche sulla nostra vita? Pensiamoci un attimo: se noi siamo il nostro cervello la libertà non esiste. «Il cervello è un pezzo normale, ancorché complesso, dell’Universo» osserva Giuseppe Trautteur, lasciando in fondo pochi margini alla possibilità di poter interpretare quelle che chiamiamo scelte come qualcosa di diverso da «accadimenti naturali perfettamente giustificati dalla situazione materiale del momento». Ma è proprio così? Gli spazi di discussione sono aperti.
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