Giornata Mondiale sull’Autismo: i progetti di Learning Program in Basilicata

Il centro ha concluso, il 31 marzo, 2 progetti rivolti a bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, per favorire lo sviluppo delle abilità sociali e relazionali. La parola alla responsabile Carmen Sabia

Oggi, 2 aprile, ricorre la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU. Lo scopo è mantenere alta l’attenzione sui diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico (ASD), oltre che promuove la ricerca e la diagnosi e battersi contro discriminazione e isolamento, una battaglia che deve essere combattuta da ognuno, in ogni parte del mondo, ogni giorno nel proprio piccolo per dare risultato.

Diamo la parola al Centro Learning Program, attivo presso la città di Potenza. Il centro ha concluso, lo scorso 31 marzo, ben 2 progetti focalizzati sul disturbo dello spettro autistico, finanziati dall’Asp-Azienda Sanitaria Locale di Potenza. La responsabile dei progetti, la dr.ssa Carmen Sabia, si occupa all’interno di Learing del disturbo in sinergia con la dr.ssa Eugenia Caggiano, due professioniste che hanno messo in piedi una rete di tecnici, ben sette donne attive sul campo ogni giorno.

L’obiettivo è stato aumentare le abilità sociali e relazionali di bambini e ragazzi attraverso 2 progetti che si sono sviluppati come? La parola alla responsabile del progetto Carmen Sabia.

«I progetti presentati sono stati due: “Insieme Conoscendoci”, indirizzato ai minori, bambini di età compresa tra i 7 e i 13 anni, e “Socializziamo e Cuciniamo”, pensato per i ragazzi dai 18 anni. I minori hanno usufruito di 8 ore di terapia domiciliare, in rapporto 1:1, seguiti da tecnici del comportamento, ovvero professionisti specializzati nel disturbo dello spetto acustico, utili per lavorare sulle abilità sociali e relazionali da sviluppare successivamente in ambiente sportivo. Sono state 8 le ore di attività sportiva di gruppo svolte insieme a pari senza disabilità, a cui si sono aggiunte 8 ore di incontri laboratoriali in piccolo gruppo, prettamente ludici ma strutturati in modo tale da favorire la socializzazione. I bambini coinvolti presentano il disturbo ma con funzionamenti diversi: alcuni comunicano vocalmente, altri, invece, attraverso l’utilizzo delle immagini». E ancora su “Socializziamo e Cuciniamo”: «Per i ragazzi maggiorenni si sono previste 6 ore di uscite con un tutor e alcune ore di laboratorio, in parte dedicate alla consapevolezza emotiva. I ragazzi hanno, inoltre, partecipato ad un corso di cucina di 5 incontri; guidati dallo chef Nicola Corleto hanno realizzato un menu completo, dall’antipasto al dolce, che le famiglie hanno avuto modo di assaggiare nella giornata conclusiva dell’intero progetto. Per indirizzarli verso una maggiore autonomia domestica, hanno svolto un servizio completo, cimentandosi anche, ad esempio, nella pulizia dell’ambiente».

Quali sono alcuni dei principali benefici riscontrati durante i progetti?

«Abbiamo notato che gli adulti non hanno una rete sociale di riferimento, a parte la famiglia. Grazie a questo progetto e alle attività di gruppo si sono conosciuti e molti di loro hanno potuto affermare “finalmente da oggi ho degli amici”, delle persone con cui poter uscire per mangiare una pizza, che non siano esclusivamente genitori o parenti. Inoltre, durante i laboratori di gruppo, i bambini con disabilità hanno imparato a riconoscersi e a farsi delle reciproche richieste, relativi al gioco o all’abbraccio».

Nel 2024 si è stimato che in Italia che un bambino su 77 presenta un disturbo dello spettro autistico, cosa può dirci circa la difficoltà di diagnosticarlo?

«Molto dipende dalla capacità dei genitori di comprendere che qualcosa non va come dovrebbe, ovvero si riscontrano ritardi nel parlare, stereotipie, isolamenti o il fatto che il bambino non si volti una volta chiamato dal genitore. Più veloce è la diagnosi e maggiore è la probabilità di ottenere risultati positivi grazie ad un trattamento terapeutico. La terapia è un accompagnamento a vita per aumentare delle abilità che possono migliorare l’esistenza in termini di indipendenza e di autonomia».

Con la diagnosi del disturbo devono fare i conti i soggetti interessati quanto i familiari. A cosa vanno incontro i familiari che si rivolgono al Centro Learning Program?

 «Come prima cosa il centro effettua una valutazione del bambino e poi avvia un percorso ABA, una terapia comportamentale che ha l’obiettivo di aumentare le abilità dei bambini attraverso delle tecniche e delle metodologie specifiche; importante sottolineare che è rimborsata dalla Regione. Si tratta di una terapia riconosciuta, che ha dimostrato di avere effetti positivi rispetto al disturbo dello spettro autistico».

Il centro coinvolge a 360 gradi anche la rete familiare.

«Certo, prendiamo in carico la famiglia , organizzando colloqui di sostegno diretti a genitori ma anche fratelli, se presenti. Attraverso dei parent training insegniamo ai genitori le modalità più adatte che si possono utilizzare con il proprio bambino, sia a livello comunicativo che comportamentale. Su richiesta del genitore interveniamo anche nella scuola del bambino preso in carico, come supporto al corpo docente».

In calendario ci sono nuovi progetti?

«Sì, la Regione ha finanziato il progetto “Insieme in Movimento”, in partenza ad aprile. Il progetto si focalizza nuovamente sul stimolare un aumento delle abilità sociali e delle autonomie e prevede 24 ore di terapia in ambiente domiciliare e 16 ore di sport. L’attività sportiva si svilupperà in collaborazione con: Giuseppe Scelsi, Prince Fitness, e Donato Filippi, Nordic Walking».

Ad emergere da questo quadro è quanto sia fondamentale la presenza di un centro specializzato, che possa offrire alle persone con il disturbo dello spettro autistico una terapia mirata e riconosciuta e che non abbandoni ma faccia squadra con i familiari, che necessitano dei giusti strumenti per gestire in maniera ottimale il bambino ma anche di vicinanza umana. I familiari hanno un pensiero fisso nella testa, ovvero si domandano quale sarà il futuro dei ragazzi che vertono in questa condizione di vita, quando loro non saranno più presenti. Come ci ha spiegato la dr.ssa Sabia, coloro che hanno un funzionamento più alto, sotto una supervisione, possono riuscire a vivere la loro vita in modo indipendente; per chi ha il disturbo dello spettro autistico con funzionamento basso il discorso è differente. Infatti, ad oggi non sono presenti sul territorio lucano strutture residenziali che trattino esclusivamente l’autismo; quando ambo i genitori vengono meno, in maniera del tutto traumatica la persona con disturbo viene trasferita in una residenza fuori regione, un trauma che ci auguriamo in futuro si potrà evitare.

È possibile contattare il centro Learning Program al seguente indirizzo e-mail: learningprogramcenter@gmail.com.

Grazia Valeria Ruggiero

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